Per saperne di più... sui beni confiscati alla mafia

 

 
La Lombardia è la quinta Regione italiana per numero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Secondo i dati dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), nel solo anno 2015, risultano confiscati in Lombardia, 1.266 immobili, ovvero, il 7,2% del totale nazionale1.
 
Secondo il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (c.d. Codice antimafia), l’azione dello Stato di contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata si articola in due grandi fasi:
- la prima comprende le indagini e l’attività svolta per giungere all’individuazione, al sequestro e alla confisca dei beni;
- la seconda concerne l’uso che lo Stato e gli enti locali fanno dei patrimoni e dei beni confiscati.
 
In particolare, l’art. 48, comma 3, prevede che i beni immobili siano:
 
  • mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile e, ove idonei, anche per altri usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse, salvo che si debba procedere alla vendita degli stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso; 
  • mantenuti al patrimonio dello Stato e, previa autorizzazione del Ministro dell'interno, utilizzati dall'Agenzia per finalità economiche;
     
  • trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali, anche consorziandosi o attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti, nonchè alle associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque regioni e agli operatori dell’agricoltura sociale riconosciuti ai sensi della normativa vigente.
     
  • trasferiti al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, se confiscati per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope. Il comune può amministrare direttamente il bene oppure, preferibilmente, assegnarlo in concessione, anche a titolo gratuito, ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti operanti nel territorio ove è sito l'immobile.

 
 
 
1 Dati forniti dal sito web ufficiale della Giunta regionale